Dopo un'attesa durata anni, finalmente torna a Bologna la regina internazionale della performance.
Marina Abramovic presenta ad ArteFiera 2011 in anteprima assoluta per l'Italia il suo ultimo film Seven Easy Pieces.
L'evento, a cura di Renato Barilli, patrocinato da UNIBOCultura, Università degli Studi di Bologna ed ArteFiera Art First si svolge all'interno dell'Aula Magna di Santa Lucia e prevede un incontro/ intervista con l'artista.
Il film, per la durata di 95 minuti, tiene incollati gli spettatori che attoniti, vivono l'angosciante tensione, espressa inequivocabilmente dall'autrice.
Sette film in uno. I primi cinque video sono l'efficace reinterpretazione di Abramovic delle celebri performance storiche realizzate negli anni '60 e '70 da Vito Acconci, Joseph Beuys, Valie Export, Gina Pane e Bruce Nauman, per concludersi con due dei più importanti visual extended clip della stessa.
Fu il Guggenheim Museum di New York ad invitare l'artista per una serie di performance, che racchiudessero il core della recente storia del genere artistico. Da qui film per la regia della film maker Barbette Mangolte, che fu presentato tra il 9 ed il 15 novembre 2005 al Guggenheim, successivamente premiato al Festival del Cinema di Berlino nel 2007 e che continua a riscuotere i pareri favorevoli della critica e del pubblico ai più importanti festival in Israele Polonia, Australia, Canada, Giappone.
Qual'é la ricerca di Abramovic attraverso l'utilizzo della performance art?
E' possibile parlare di un'indagine del confine, con cui ogni essere umano é costretto a confrontarsi, vivendo? Il limite del corpo, messo a dura prova in situazioni estreme di resistenza, quasi a testare il punto di risveglio dall'indifferenza di chi ha subito e disilluso muove, bramando il contatto emotivo con il sé, viatico terreno per riflessioni superiori.

